My Big Trip travel blog

 

 

 

 

 

 

 


Era da Ko Phra Tong, in Thailandia, che non mi concedevo un vero giorno di dolce far nulla. Quando, arrivati al villaggio/camping di Punta Sal, ho affondato i piedi nella sabbia, non potevo crederci. Il tramonto stava per cominciare, davanti a me una spiaggia di sabbia bianca, finissima, con due cucciolotti di cane e un gatto che mi sono venuti incontro, ad accogliermi, delle amache vista oceano che invitavano solo a sdraiarcisi sopra e i pellicani che volavano decisi a pelo d’acqua di fronte a noi. E tutto questo solo per noi, per due giorni pieni, nessun altro a condividere quest’angolo di paradiso. È bassa stagione ora, l’inverno sta iniziando, i villaggi sono deserti. Si poteva scegliere di fare l’upgrade in bungalow, ma chi si voleva perdere l’occasione di piantare la tenda in riva al mare, dormire accompagnati dal suo suono e dalla sua brezza dell’oceano, svegliarsi e andarvisi a tuffare diretti? Io no di certo. Che dire di queste giornate? Non molto. Perché il relax è arrivato davvero.

È incredibile pensare come fino a pochissimi giorni fa fossi a più di 4.000 metri d’altitudine, vestita di lana e a soffrire il freddo di notte, mentre negli ultimi 2 giorni ho vissuto solo in costume da bagno, a piedi scalzi. L’unico giorno che c’era in programma di andare in una città a 15 km per vedere un po’ di vita, all’unanimità l’idea di allontanarsi, anche solo per un pomeriggio, dal nostro piccolo mondo perfetto è stata boicottata. E così le nostre giornate sono passate tra bagni nelle acque tiepide e cristalline dell’oceano, un mare di un colore non particolarmente bello ma dall’acqua completamente trasparente, dal leggere un buon libro rilassati su un amaca, da lunghe passeggiate sulla spiaggia chilometrica, dal giocare con i cuccioli godendosi un frullato fresco di maracuja davanti a tramonti ogni sera più stupendi. Ho passato ore poi a osservare i pellicani, il loro volo, vederli arrivare la mattina presto da nord, diretti al sud, e ritornare puntuali prima del tramonto. Si muovono in gruppo, saltuariamente ne passa uno solitario. Curiosamente, la maggior parte delle volte sono in gruppi di 5, famiglie probabilmente, perché davanti volano due grandi seguiti dietro da tre piccolini. Ma a volte passano gruppi più numerosi, ne sono arrivata a contare fino a 20 insieme. E la cosa più ipnotizzante è la loro armonia, il loro procedere ordinati. Sono sempre in fila, si muovono sempre compiendo gli stessi movimenti, una coreografia, come in una danza in cui sono soliti esibirsi. Seguono una linea perfetta, a un certo punto il primo si alza e il secondo lo segue, così via a loro volta gli altri, poi si riabbassa e dietro di lui il movimento degli altri pellicani da vita a una sorta di onda perfetta. Quando rallenta, gli altri cambiano schieramento: accelerano ognuno sempre più, in base alla distanza, in modo da raggiungere insieme una linea frontale immaginaria, compiere un'altra coreografia, infine rimettersi in fila. La danza viene protratta da ogni gruppo. È splendido. La sera veniamo circondati dal canto dei grilli, che ci accompagnano nelle nostre cene e notti. Andando lontani dal cibo “italiano” va molto meglio. La prima sera festeggiamo i due giorni di vacanza cucinando una fantastica cena messicana, accompagnata da sangria e giochi; la seconda i due ragazzi proprietari del villaggio ci preparano una grigliata di pesce, a lume di candela essendo saltata la luce per 10 ore in tutta l’area; la terza prepariamo noi una grigliata di verdure in riva al mare. Le stelle di notte sono bellissime e la seconda notte, la totale assenza di luce per chilometri, le rende spettacolari.

Qui siamo quasi all’equatore, l’Orsa Maggiore mi indica che la stella polare è solo poco più in basso dell’orizzonte. Allo stesso modo, dalla Cruz del Sur individuo il sud poco più in alto della terra. Ancora poco e mi ritroverò nuovamente nell’emisfero settentrionale.



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