My Big Trip travel blog

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il condor si leva dal canyon, dispiega le sue ali, sfrutta la corrente d’aria e sale alto in cielo. Si mostra in tutta la sua incredibile bellezza ed eleganza. La sua apertura alare raggiunge i 3 metri, facendone il secondo uccello più grande al mondo. Le sue piume ci fanno scoprire la sua età, marroni se è giovane, sempre più nere se supera l’età adulta, dai 10 anni in poi. Il suo collo piumoso ci dice se è maschio o femmina, i suoi occhi sono vigili e decisi. Vola alto, veloce, imprendibile, poi si ributta sotto e si riconosce ancora, a un chilometro di distanza, per il luccichio delle sue ali. È uno spettacolo di libertà e di forza. Per gli Inca era sacro: permetteva agli uomini di comunicare con il mondo degli dei. Si leva infatti alto, fino a 7.000 metri di altitudine. In un giorno può andare dalle montagne al mare, volando a 50 km/h. E, soprattutto, non è così temibile come si potrebbe pensare. Può stare fino a 40 giorni senza mangiare, ma, in particolare, è un romanticone. A 9 anni maschio e femmina si scelgono, si isolano, da quel momento passano tutta la vita insieme, non hanno occhi per nessun altro. Se uno dei due muore accidentalmente, l’altro non riuscirà a sopravvivere senza la sua compagnia, la solitudine sarà troppo forte, rinuncerà al cibo fino alla sua stessa morte. Per vederli ci alziamo presto, prima dell’alba, perché il momento migliore per osservarli è quando il sole fa capolino dentro il canyon e il vento comincia a tirare. Un vento gelido, forte, che rende difficile rimanere fermi ad aspettare, ma che poi ti ripaga quando questi animali leggendari cominciano a comparire all’orizzonte, nel punto più profondo del canyon.

Il canyon del Colca è il terzo più profondo al mondo, superato solo da 2 canyon in Cina e in Nepal. Vedere un canyon era una delle altre cose che avevo sempre desiderato, sebbene fino a qualche anno fa, prima di scoprire la sua esistenza, l’immagine di canyon che avevo era sempre stata quella del Grand Canyon. Mentre ci scorrevamo affianco in auto, ero affascinata al pensiero di come si possa creare una falla nella corteccia terrestre e il mondo sopra di essa cominci a scendere, scendere e scendere. Non velocemente, certo, in un processo cominciato 100 milioni di anni fa, ma che ancora oggi costringe gli abitanti della zona a ricostruire, ogni anno, la strada che lo costeggia, data la sua tendenza a sprofondare. Nel suo punto più profondo raggiunge i 4.000 metri, purtroppo tale mirador non è accessibile. In ogni caso possiamo godere in punti meno profondi della vista del fiume che solca le alte pareti, caratterizzate sopra dai terrazzamenti degli Inca e da tombe scavate nelle pareti delle montagne in punti inaccessibili, perché, così come il mondo degli dei è inaccessibile, allo stesso modo lo erano i corpi dei morti che aspiravano a raggiungerlo.

Avevo 2 opzioni per scoprire il canyon: una era un tour di 2 giorni, la seconda un trekking altrettanto lungo. Naturalmente avrei preferito il secondo ma, al pensiero di svegliarmi ancora due mattine prima alle 2 e poi alle 5, dopo aver fatto altrettanto negli ultimi giorni, tra Inca Trail e bus notturni, ho deciso che forse il mio fisico avrebbe preferito prenderla più con calma, lasciando la sveglia all’alba solo il secondo giorno. Il tour non è altrettanto avventuroso, non permette di scendere nelle profondità del canyon, ma alla fine è stata una scelta azzeccata, soprattutto quando il primo giorno, dopo aver attraversato altipiani pieni di vigugne, alpaca, lama, costellati di vulcani attivi e inattivi, dopo che il freddo pungente dei 4.800 metri mi è penetrato in corpo, ho potuto rilassarmi nelle sorgenti termali che, con i loro 40 gradi, a 3 km da Chivay, ti concedono momenti preziosi di relax, con la vista del canyon affianco, i peruviani che, nei loro abiti tradizionali, ballano sul bordo delle piscine, mentre le nuvole in cielo si colorano di rosa e ti fanno percepire che, fuori da quelle montagne, la notte sta facendo capolino. Ci si rifugia così nel tepore di un locale, ad ascoltare un gruppo suonare strumenti e musiche tipiche, ad osservare nuovi balli e nuovi costumi, a fare il punto su un’altra giornata che, incredibilmente, ti ha saputo regalare ancora una volta visioni nuove e uniche.



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